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Detersione

La detersione cutanea è un atto fondamentale e necessario per rimuovere sia lo sporco esogeno, rappresentato da smog e residui di trattamenti cosmetici, che lo sporco endogeno, costituito da sebo, sudore e detriti tissutali derivanti dal processo di desquamazione cutanea. Inoltre, la detersione è una pratica che permette di ridurre la carica microbica della cute, prevenendo lo sviluppo di infezioni batteriche e fungine. Il detergente ideale è quello in grado di rimuovere lo sporco preservando il film idrolipidico che rappresenta uno dei sistemi di barriera della cute.

Detersione
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Con lavaggi ripetuti, per azione non solo dei detergenti usati ma anche dell’acqua in sé, si può avere una perdita completa del film idrolipidico con conseguente alterazione del pH cutaneo, riduzione delle difese verso le aggressioni chimiche e batteriche e dispersione di acqua con predisposizione alla disidratazione. Per ovviare a questo aspetto negativo, negli ultimi anni sempre più attenzione è stata volta allo sviluppo di detergenti in grado di rispettare la fisiologia cutanea mantenendo un buono stato della cute.

Inoltre, sono stati introdotti detergenti addizionati con sostanze ad attività specifica (ad esempio ad azione antibatterica, disinfettante o lenitiva) che rendono il prodotto un coadiuvante di patologie dermatologiche come l’acne o la dermatite seborroica. Pertanto oggi la detersione non è più una semplice pratica igienica ma assume il significato più ampio di cura della pelle.

Dermatite Seborroica

La dermatite seborroica, o eczema seborroico, è una malattia infiammatoria cutanea con andamento cronico-recidivante che interessa principalmente le aree ricche di ghiandole sebacee tra cui il volto,il cuoio capelluto, il dorso e la regione sternale (Fig.1)

Interessa l’1-3% della popolazione generale ed è più comune nei maschi adolescenti/giovani adulti.

L’eziopatogenesi è ancora sconosciuta tuttavia sembrerebbero importanti fattori come la suscettibilità individuale (alterazioni del sebo, che ha funzione protettiva nei confronti dell’epidermide, deficit delle difese dell’organismo…), la colonizzazione e proliferazione di un fungo del genere Malassezia e la reazione infiammatoria conseguente, responsabile del quadro clinico caratterizzato da eritema, desquamazione, squame giallastre di carattere untuoso associate a sintomatologia pruriginosa, in forma più o meno severa.

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La terapia è sintomatica al fine di ridurre la flogosi, la carica fungina e di ridurre la produzione di sebo e degli stati desquamativi.

Acne Volgare

L’acne volgare è una dermatosi  che si localizza nei  follicoli a prevalente differenziazione sebacea presenti nel volto e nel tronco e insorge classicamente nel periodo adolescenziale (12-15 anni) e può in alcuni casi protrarsi fino all’età di 30 anni ed oltre.

L’acne volgare è una dermatosi a predisposizione genetica, senza specifica ereditarietà influenzata nella sua insorgenza e durata da numerose cause, ma essenzialmente dovuta all’azione degli ormoni androgeni per una loro “aumentata attività” a livello dell’organulo bersaglio : il follicolo pilo sebaceo.

La stimolazione ormonale androgena si traduce in due principali modificazioni a livello del follicolo pilo sebaceo negli individui geneticamente predisposti.

  • Seborrea: alterazione della quantità e qualità del sebo prodotto
  • Ipercheratosi: progressiva formazione di un ostacolo (tappo sebo-cheratinico) alla fuoriuscita del sebo e formazione di comedoni.

L’evoluzione dell’acne può presentare tre stadi:

  • Acne comedonica
  • Acne papulo-pustolosa
  • Acne nodulo-cistica
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La terapia dell’acne é legata al grado di evoluzione della dermatosi e può essere topica (comedolitici, benzoil-perossido, retinoidi e antibiotici) o sistemica (antibiotici, retinoidi, anticoncezionali a basso dosaggio)

Importante è il trattamento cosmetico che ha tre scopi:

  • Completare l’azione terapeutica
  • Ridurre gli effetti collaterali della terapia medica
  • Mantenere a favorire il ripristino del “buon stato fisiologico della cute”

Cute sensibile

Si va sempre più consolidando l’identificazione di un nuovo quadro clinico caratterizzato da una spiccata irritabilità e intolleranza cutanea nei confronti di molti trattamenti cosmetici, accompagnata da una “ipersensibilità” spiccata agli agenti aggressivi ambientali con sviluppo di sintomi “fastidiosi” quali prurito, pizzicore e bruciore.

In caso di scarsa tollerabilità cosmetica è fondamentale utilizzare cosmetici la cui formulazione sia basata su pochi e ben definiti ingredienti.

In questi casi anche la detersione assume un ruolo importante ed è fondamentale evitare l’uso di detergenti a base di tensioattivi aggressivi e potenzialmente irritanti.

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Dermatite atopica

La dermatite atopica è una patologia infiammatoria della cute ad eziopatogenesi multifattoriale, alla base della quale si riconoscono fattori ambientali, genetici ed immunologici e che si può associare ad altre patologie quali asma, rino-congiuntivite allergica, orticaria ed alcune forme di gastroenterite. Ha un andamento cronico con fasi di remissione, anche totale, alternate a fasi di riacutizzazione. Il decorso può essere influenzato da stress, emozioni e fattori ambientali quali allergeni ed irritanti; solitamente, si osserva un peggioramento delle manifestazioni cutanee durante il periodo invernale. Nella maggior parte dei casi la patologia esordisce durante l’età pediatrica (si stima che colpisca circa il 10% dei bambini in età scolare) e nel 40% circa dei casi regredisce entro la pubertà.

Nel lattante la patologia compare dopo il 3° mese di vita e si manifesta con eritema, vescicole, desquamazione e croste localizzate principalmente al volto con caratteristico risparmio delle aree periorifiziali. Nel bambino e nell’adulto prevalgono secchezza cutanea, lichenificazione e lesioni da grattamento presenti soprattutto a livello delle superfici flessorie degli arti e delle regioni periorali e periorbitarie.

L’emolliente ideale deve essere fortemente idratante, anti-pruriginoso, privo di conservanti e formulato con pochi principi attivi in modo da ridurre al minimo il rischio di sensibilizzazioni.

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Idratazione cutanea

L’epidermide svolge un’importante funzione “barriera”, serve infatti a proteggere l’organismo dai fattori chimici e meccanici presenti nell’ambiente esterno. Il principale costituente della barriera cutanea è lo strato corneo, ovvero lo strato più superficiale dell’epidermide. Affinchè tale barriera protettiva sia efficace, è fondamentale che tutti i suoi componenti  siano correttamente rappresentati. Un ruolo fondamentale è svolto dal contenuto di acqua, oltre che dai lipidi, tra i quali ricordiamo le ceramidi, il colesterolo e gli acidi grassi liberi.

Il contenuto d’acqua presente nell’epidermide e nel derma corrisponde allo stato di idratazione della pelle.

Una carente idratazione dà origine a secchezza e rugosità e caratterizza alcuni stati patologici come ad esempio la xerosi cutanea;tuttavia spesso essa si riscontra anche in soggetti sani, soprattutto nell’età avanzata.  In alcune malattie caratterizzate da stati infiammatori, come ad esempio la dermatite atopica, la dermatite da contatto, la psoriasi, lo stato infiammatorio alla base della patologia contribuisce alla perdita dell’integrità della barriera cutanea e ciò favorendone la perdita di acqua.

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Non solo in questi pazienti, ma anche nei soggetti sani, l’uso di prodotti idratanti è fondamentale per prevenire e trattare gli stati di secchezza cutanea, e proteggere così la funzione di barriera che la cute svolge.
Le sostanze idratanti possono avere diverse formulazioni, che saranno più o meno adatte a specifici stati di secchezza della cute. L’applicazione regolare di prodotti idratanti fa sì che possa essere ripristinato il normale contenuto idrico dello strato corneo.

I benefici dell’applicazione delle sostanze idratanti consistono nel miglioramento delle proprietà fisiche e chimiche dell’epidermide. L’ottimale idratazione cutanea rappresenta il più importante parametro per la salute della nostra pelle.

Idratazione cutanea
Idratazione

Rosacea

La rosacea è una dermatosi cronica del viso che si manifesta con eritema e teleangectasie, associati a ricorrenti episodi infiammatori caratterizzati da edema, papule e pustole. Nelle fasi tardive si può verificare un’ipertrofia connettivo-sebacea con possibile deformazione della cute colpita. Il coinvolgimento oculare non è costante, tuttavia se presente, peggiora la prognosi.

Si tratta di un’affezione frequente, che interessa più di 45 milioni di persone nel mondo; si riscontra prevalentemente in soggetti di età compresa tra i 30 e i 60 anni, con maggiore frequenza nel sesso femminile, sebbene le forme più gravi interessino il sesso maschile.
La causa della rosacea rimane tuttora sconosciuta, anche se è stata osservata in alcune famiglie una predisposizione genetica. Fattori di rischio sono rappresentati da:

Rosacea
  • Fototipo ed esposizione ai raggi UV. La maggior parte delgi studi riporta una frequenza nei pazienti con fototipo chiaro.
  • Temperature estreme. Caldo e freddo eccessivi, ambienti umidi e brusche variazioni della temperatura.
  • Stress emotivo. Imbarazzo o rabbia, possono provocare vampate di calore e flushing, che sono precursori della rosacea.
  • Stile di vita. Le bevande alcoliche, cibi speziati e piccanti inducono vasodilatazione creando un importante trigger della rosacea. Allo stesso modo il cibo speziato induce vasodilatazione, sudorazione e flushing.

Da un punto di vista clinico si tratta di una dermatosi a decorso polifasico: presenta 4 stadi (eritema, teleangectasie, papule e pustole) la cui successione non è però fissata da una regola generale.

La terapia della rosacea, che si avvale di trattamenti sia topici che si sistemici, varia a seconda degli stadi clinici.

Innanzitutto è importante la prevenzione, che si tratta attraverso la riduzione o l’abolizione di tutti i possibili fattori scatenati. L’applicazione di creme protettive, l’utilizzo di detergenti ed idratanti specifici, possono migliorare il camouflage cutaneo. L’obbiettivo del trattamento cosmetologico è quello di garantire un’attività lenitiva/infiammatoria quotidiana.

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Capelli

I capelli pur non avendo importanti funzioni fisiologiche, per la loro caratteristica di carattere sessuale secondario rivestono una grande importanza psicologica.

Da sempre infatti l’immagine di una chioma folta e sana ha rappresentato il mito della forza e della potenza nell’uomo e della bellezza e seduzione nella donna.

Fisiologia del capello

Nel cuoio capelluto umano l’attività di ciascun follicolo non è sincronizzata con quelli adiacenti.
Grazie a questo meccanismo definito a mosaico l’uomo a differenzadi altri mammiferi non si trova mai privo di capelli poiché non ha l’esigenza di adattarsi alle variazioni climatiche.
Alcuni mammiferi invece, vivendo in regioni con grandi sbalzi ditemperatura stagionale si liberano della copertura della propria pelliccia in primavera ed autunno con una muta detta ad onda poichè parte da una regione del corpo per diffondersi alle altre.
Ogni follicolo del cuoio capelluto produce nell’arco della nostra vita moltissimi capelli con un’attività ciclica di fasi di crescita attiva alternata a fasi di riposo.

Questo ciclo vitale si divide in:

  • A) Anagen = fase di crescita
  • B) Catagen = fase d’involuzione
  • C) Telogen = fase di riposo
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Anagen, Catagen, Telogen
Problemi dei capelli
Problemi dei capelli

La fase di crescita (Anagen) Dura di media da 2 a 5 anni, quella di Catagen è una fase transitoria in cui si arresta la moltiplicazione cellulare nel bulbo (mitosi), la fase Telogen dura circa 3 mesi e termina con la spontanea caduta del capello che viene sostituito da un nuovo capello in Anagen iniziale.

La durata del ciclo follicolare si può ricordare con una semplice regola mnemonica: Anagen = 3 anni Catagen = 3 settimane Telogen= 3 mesi,quindi poichè i capelli in Anagen sono circa 90 mila su un cuoio capelluto normale con un rapporto di 90 a 10 con quelli in fase Telogen (la fase Catagen è trascurabile) abbiamo10 mila capelli in fase Telogen che cadono in circa 100 giorni.

E’ normale quindi una caduta giornaliera di circa 100 capelli.

Patologia del capello

Alopecia

Questo termine sta ad indicare la mancanza di peli nel corpo dell’uomo localizzata o diffusa, temporanea o permanente.

Possiamo definire:

  • A) Alopecia universale la mancanza di tutti i peli del corpo.
  • B) Alopecia totale la mancanza di tutti i capelli nel cuoio capelluto.
  • C) Alopecia parziale limitata ad una sola zona del cuoio capelluto.

La parola Alopecia deriva dal greco Alopex, che significa la volpe, mammifero che muta periodicamente il pelo, per questo nell’uomo sta ad indicare una caduta più o meno grave di capelli (ricordiamo che è normale perdere da 50 a 100 capelli al giorno).
Un’ulteriore classificazione delle calvizie le suddivide in:

  1. congenite: già presenti alla nascita (molto rare)
  2. acquisite: 1-cicatriziali (distruzione del follicolo) 2-non cicatriziali (arresto della formazione del capello, senza distruzione del follicolo)
  3. ereditarie: dovute a trasmissione genetica.

Pitiriasi semplice

La pitiriasi semplice, comunemente detta forfora, è quella inconfondibile manifestazione desquamante a piccole squame bianco-grigiastre che colpisce moltissime percentuali di persone tra i 20 e i 30 anni, diventando poco frequente dopo i 50 anni.
Nelle forme miti è considerata un fenomeno parafisiologico e non danneggia la salute dei capelli, solo casualmente può abbinarsi a seborrea e calvizie androgenetica.
Consideriamo quindi la pitiriasi semplice solo un disturbo estetico che si può controllare facilmente con l’uso di prodotti appropriati.

Seborrea

Definiamo come seborrea un livello di produzione sebacea eccessivo da parte delle ghiandole presenti sul cuoio capelluto.
Anche la seborrea nelle forme miti è un fenomeno non preoccupante e va trattato come semplice problema estetico, è vero che è quasi sempre presente nei casi di calvizie androgenetica ma non è accertata un sicura correlazione con essa.
Se la seborrea è associata alla pitiriasi semplice viene da alcuni definita pitiriasi steatoide e considerata un precursore della dermatite seborroica.

Dermatite seborroica

La dermatite seborroica è un’infiammazione della pelle (dermatite) localizzata nelle aree ricche di ghiandole sebacee, in particolare cuoio capelluto, fronte, palpebre, ali del naso, regione retroauricolare, petto ecc.
Si manifesta con rossore e croste di colore giallastro (nella psoriasi invece sono di colore bianco ceroso).
L’origine della malattia è sconosciuta, presenta caratteri di familiarità, si manifesta sia negli adulti che nei bambini.

Psoriasi

E’ una malattia di origine sconosciuta, anche questa con caratteri di familiarità, determinata da un ispessimento dell’epidermide, le cui cellule conservano il nucleo, mantenuto fino in superfice; si manifesta con infiammazione e croste più o meno spesse di colore bianco ceroso, le lesioni sono ben delimitate dalle zone sane. Non è sempre facile distinguerla dalla dermatite seborroica di cui esistono forme dette parapsoriasiche, cioè molto simile alla psoriasi stessa, per cui in certi casi si ricorre ad un esame bioptico (si preleva un pezzettino di pelle per l’esame microscopico). Per la diagnosi differenziale si può utilizzare la dermatoscopia.
In ogni caso se le lesioni sono presenti anche sul torace e sui gomiti si può diagnosticare sicuramente psoriasi. L’asportazione delle croste determina sanguinamento per cui si sconsiglia tale manovra.
La psoriasi non è una malattia contagiosa, è più frequente nei climi freddo-umidi e molto rara nei climi caldo-asciutti, anche chi ne è affetto infatti migliora nei periodi estivi.

Eczema

L’eczema a base costituzionale (ereditario) è caratterizzato da irritazioni pruriginose e oltre alla forma a componente allergica (contatto con sostanze chimiche, cosmetici, metalli) è frequente anche una forma dovuta a cause endogene (eczema atopico).
Le due forme pur non presentando segni clinici diversi si distinguono soprattutto per la sede e per la distribuzione delle lesioni, le eventuali terapie topiche a cui si è sottoposto il paziente e la sua attività lavorativa.

Scottature e protezione solare

Il sole è fonte di energia ed ha molti benefici, nella natura e nella vita dell’individuo, esso stimola la produzione di vitamina D negli esseri umani, ma troppo sole fa male soprattutto alla pelle.

La luce solare consiste di uno spettro di raggi di diversa lunghezza d’onda. La lunghezza d’onda maggiore e’ in grado di penetrare in profondità nella pelle ma raramente causa danni.

Al contrario i raggi UV con lunghezza d’onda breve generano  i radicali liberi altamente reattivi che causano danni alle cellule. Tali danno sono la causa principale di rughe, malattie croniche ed altre patologie fra cui il cancro della pelle.

Esistono tre forme di raggi UV:

  • Ultravioletti A (UVA) che causano l’invecchiamento prematuro della pelle
  • Ultravioletti (UVB) che forniscono l’energia per la produzione di vitamina D, ma sono anche responsabili delle scottature e dei danni al DNA
  • Ultravioletti (UVC) non raggiungono la pelle vengono bloccati dall’atmosfera terrestre
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Entrambi hanno effetti dannosi sulla pelle:

  • Scottatura solare: la prevenzione si esegue applicando lo schermo solare ogni 3 ore ed evitando di esporsi nelle ore più calde delle giornata
  • Eruzione polimorfa alla luce: è la forma più frequente di allergia solare. Le allergie solari vengono scatenate dallo stress ossidativo causato dai raggi UV
  • Reazioni fotoindotte: si scatenano quando i raggi solari si combinano con ingredienti presenti nei cosmetici, farmaci topici o sistemici e alcune sostanze vegetali e profumi..
  • Prematuro invecchiamento cutaneo: gran parte dell’invecchiamento cutaneo prematuro è causato dall’esposizione al sole. Fra le conseguenze ci sono le macchie senili, i capillari sul viso, la pelle ruvida e rugosa, le sottili rughe, pelle flaccida.
  • Cancro della pelle: ha una maggiore probabilità di colpire la pelle che è stata più esposta al sole. La cheratosi attinica è una lesione precancerosa. Alcune cheratosi possono degenerare in cancro. Carcinoma delle cellule basali, epitelioma spinocellulare e il melanoma che è la forma più grave di cancro della pelle. Per la prevenzione si raccomanda di sottoporsi a regolari controlli dermatologici ma sopratutto di applicare regolarmente una crema solare prima di ogni esposizione.

Come scegliere il giusto fattore di protezione:

La magliore protezione solare deve essere scelta in base alla sensibilità della pelle al sole e al’intensità delle radiazioni. Il fattore di protezione solare moltiplicato per i minuti di protezione naturale della pelle indica il tempo di esposizione massima al sole senza rischio di danni indotti dai raggi UV.

ESEMPIO: La pelle dei bambini ha una protezione naturale minima di 5 minuti ne consegue che la protezione adeguata sarà SPF 50. Al contrario un individuo maturo con la pelle scura avrà una protezione naturale di 40 minuti circa, una buona crema solare sarà SPF 30.

LA CREMA SOLARE va applicata sempre 30 minuti prima dell’esposizione del sole e riapplicata ongi due ore, anche prima se si nuota si suda o si utilizza l’asciugamano.

EFFETTI POSITIVI DEL SOLE

Ormai è risaputo che la luce del sole migliora l’umore. Infatti molti studi hanno dimostrato che la quantità di serotonina prodotta nel cervello è influenzata dalla quantità di luce alla quale il corpo è esposto. La serotonina è un componente chimico del cervello che controlla l’umore ed è associata alla sensazione di felicità.

Ma sopratutto il sole stimola la produzione di vitamina D. Essa è necessaria per molti processi vitali nel nostro corpo e fra le altre cose mantiene sane le nostre ossa e abbassa il rischio di depressione e malattie autoimmuni.